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Lunedì 26 November 2018
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Speciale: La Gioconda di A. Ponchielli

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Da Victor Hugo ad Amilcare Ponchielli, con un intermezzo in compagnia di Saverio Mercadante:

Angelo tyran de Padoue, Il Giuramento, La Gioconda.

di Ugo Bedeschi

 

Quando l’8 aprile 1876 La Gioconda di Amilcare Ponchielli andò in scena per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano ottenendo un vivo successo, l’avventura teatrale di Victor Hugo taceva da quasi quattro decenni, a parte Les Burgraves del 1843, in cui era messa in scena la leggenda medievale dell’imperatore Federico Barbarossa che risorgerà dalla tomba per punire i burgravi tiranni, e Torquemada del 1882 (a un anno dalla morte dell’autore), dedicato al fanatico inquisitore spagnolo. Si è a lungo scritto che Les Burgraves furono un insuccesso, tuttavia le sue trenta rappresentazioni sembrano dimostrare il contrario. A questo dramma corrusco e intensamente romantico i classicisti opposero nello stesso anno la tragedia Lucrèce (la matrona romana suicida per protesta contro lo stupro subito da Tarquinio) di François Ponsard.90 Max Uomo Air Rosso Nike Scarpe Bianco ZkiuTwPXO

Le creazioni teatrali di Hugo ebbero inizio nel 1827 con Cromwell, irrappresentabile per la sua complessità e la sua lunghezza “wagneriana”, ma corredato di una prefazione che, stabilendo le linee del dramma romantico, cancellò la tragedia classica ancora imperante sui teatri francesi dal XVII secolo. Cromwell fu seguito un anno dopo da Ami Robsart15 Performance Ace amp;adidas nero giallo amp; Fxg 4 QdhrxtsC, tratta dal romanzo storico Kenilworth di Walter Scott, autore ammirato da Hugo, il quale nel 1831 pubblicò a sua volta Notre Dame de Paris, che ha come “protagonista” la cattedrale medievale. Finalmente il 25 febbraio 1830 al Théâtre Français un pubblico romantico poté applaudire un dramma che fece strame di una tragedia ormai ridotta a uno schema noioso e ripetitivo, dando vita alla famosa “bataille d’Hernani” in opposizione ai retrogradi classicisti (in platea c’erano ad applaudire freneticamente, fra una coorte di giovani romantici, Gérard de Nerval, Hector Berlioz, Théophile Gautier che indossava un provocatorio gilet rosso e che idealizzerà gli avvenimenti fissando per lungo tempo quella data come l’atto di fondazione del romanticismo in Francia nella sua Histoire du Romantisme).

Seguirono Marion Delorme nel 1831 (già vietata dalla censura di re Carlo X perché lesiva della maestà reale nella figura di un Luigi XIII descritto come poco intelligente e dominato dal suo ministro Richelieu); Le Roi s’amuse nel 1832 (sospeso dopo la prima recita per le critiche mosse alla monarchia e alla nobiltà: il re Francesco 1° per quattro atti non fa che inseguire amplessi femminili, di nobildonne o plebee, maritate o illibate, oneste o prostitute); Lucrèce Borgia (grande successo al Théâtre de la Porte Saint Martin, ove accorreva un pubblico più popolare) e Marie Tudor, ambedue del 1833. Il 28 aprile 1835 al Théâtre Français ottenne un grande successo Angelo Tyran de Padoue. Tre anni di silenzio e poi Hugo fece rappresentare Ruy Blas

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, forse il suo capolavoro teatrale, nel Théâtre de la Renaissance, da lui stesso fondato (ma chiuso già nel 1841) insieme con Alexandre Dumas padre, ove gli attori seppero dare al dramma romantico, in contrapposizione al Théâtre Français ove essi erano ancora legati ad una dizione tragica e solenne, un maggior gioco fisico e una più articolata espressività, come già avveniva nei più popolari teatri dei boulevards e in quello della Porte Saint Martin.

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Negli anni del secondo impero il teatro di Hugo, in esilio per la sua opposizione politica a Napoleone 3°, fu bandito dai teatri francesi, ma vi ritornò dopo il1870 col rientro in patria dello scrittore. I suoi drammi hanno ottenuto qualche bella ripresa anche nella seconda metà del secolo scorso, ma se il grande pubblico ne ricorda alcuni è grazie agli operisti e soprattutto a Giuseppe Verdi con Ernani e con Rigoletto, anche se molti spettatori non sanno che il libertino Duca di Mantova è un travestimento del re Francesco 1° di Valois; non dimentichiamo nemmeno Gaetano Donizetti e la sua Lucrezia Borgia, che grazie alla Donizetti-renaissance ha riconquistato il posto che le spetta.

Le opere tratte da testi di Hugo (non solo dai drammi, ma anche dalle poesie e dai romanzi) sono numerose e chi volesse rendersene conto non ha che da leggere il numero 208 di “L’Avant Scène OPÉRA” intitolato Hugo à l’Opéra e capirà come egli sia stato ampiamente saccheggiato. Benché non amasse che si mettessero note sotto le sue parole, accettò però volentieri di trarre un libretto da Notre Dame de Paris intitolandolo Esmeralda e affidandolo a Louise Bertin, musicista figlia di amici, opera che andò in scena a Parigi nel 1836 suscitando scandalo, benché contenesse belle melodie, per un andamento musicale poco rispettoso delle regole, e rimanendo in scena solo per sei sere; inoltre la censura non accettò che uno dei personaggi fosse un prete innamorato e lo fece tramutare in un magistrato.

Dopo questo breve excursus sui drammi victorhughiani, ritorniamo alla prefazione del Cromwell, che illustra il significato del dramma moderno secondo Hugo. Egli abbina civiltà e poesia e le suddivide, nel loro svolgimento lungo i secoli, in tre tempi. Dapprima ci furono le epoche primitive quando l’uomo era giovane, lirico, religioso e si esprimeva nelle odi che cantano l’eternità e i cui eroi sono i colossi della Bibbia. Ci furono poi i tempi antichi, quando alla comunità patriarcale succedette la società teocratica e i sacerdoti e i re comandarono sul popolo; la poesia divenne epica e creò i giganti omerici, che vivono anche nelle creazioni solenni e maestose della tragedia greca. Col cristianesimo, religione spiritualista che sostituì il paganesimo materialista ed esteriore, nacquero i tempi moderni e la poesia scoprì l’uomo, separandone il corpo dall’anima e dando vita ad un nuovo sentimento, la malinconia. La nuova poesia imparò ad esprimere la verità in un dualismo continuo, composto di luce e tenebre, bello e brutto, sublime e grottesco. Il sommo poeta dell’epoca moderna è Shakespeare: “Shakespeare, c’est le drame”, scrisse Hugo. I tempi moderni sono drammatici e il dramma dipinge la vita nella sua complessità e varietà: esso “fa trascorrere ad ogni istante lo spettatore dal serio alla risata, dall’eccitamento buffonesco alle emozioni laceranti, dal grave al tenero, dal piacevole al severo.” (1) Nel teatro romantico la fatalità esterna si intreccerà a quella interiore: l’eroe romantico sarà l’eroe doppio della modernità cristiana, che troverà la soluzione delle proprie contraddizioni in un sacrificio che spesso si risolverà nel suicidio.

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Posto il dramma al sommo della letteratura al cui centro sta l’uomo, Hugo rifiuta le regole classiche di unità di luogo e di tempo, da lui ritenute inverosimili; non rifiuta l’unità di azione, ma se ammette azioni secondarie queste devono convergere sulla principale. L’unica regola che egli ammette è la natura, che rappresenta la verità, anche se “il campo dell’arte e della natura sono perfettamente distinti”; pretende che il dramma sia in versi, che saranno gli alessandrini del grande teatro secentesco, ma liberi e non monotonamente ritmati con l’obbligatoria censura tra un emistichio e l’altro. Per Hugo il verso deve essere libero per poter esprimere tutto; non conforme alla versificazione codificata, può servire per dar vita a dialoghi triviali usando un lessico ignoto alla tragedia classica. Il verso può dare rilievo a cose che altrimenti sarebbero insignificanti o volgari. Le immagini e le metafore espresse da Hugo in un linguaggio familiare sarebbero stata bandite con orrore anche nella prosa.

Il melodramma italiano della prima metà dell’Ottocento, alla ricerca di soggetti innovativi, ha le antenne rivolte alle letterature europee in piena fioritura romantica: in terra di Francia trova di che rivestirli di note e i drammi di Hugo diventano libretti talvolta pochi mesi dopo essere apparsi sulle scene parigine. I problemi nascono a causa della censura, che ha affilato le forbici subito dopo la Restaurazione, le quali lavoreranno pesantemente fino alla proclamazione del Regno d’Italia, quando essa non sarà abolita, pur chiedendo in generale di non offendere la casa regnante e i governi degli altri paesi. La censura degli stati italiani preunitari ha tre temi che la preoccupano: la politica, la morale, la religione. Soprattutto ha in odio Victor Hugo e i suoi drammi, giudicati immorali e scottanti e che sono osteggiati o proibiti sia nel testo originale sia ridotti a libretti.

Ritorniamo ora da dove siamo partiti, cioè ad Amilcare Ponchielli e alla Gioconda, desunta da Arrigo Boito con numerose libertà dal dramma Angelo tyran de Padoue.

Hugo, che riteneva il dramma romantico la sintesi della poesia, “la poésie complète”, gli mantenne il privilegio del verso alessandrino, ultimo bastione del classicismo, anche se egli lo manipolò con grande libertà. Solo quattro suoi drammi furono scritti in prosa: Amy Robsart, Lucrèce Borgia, Marie Tudor e Angelo. Avevano tuttavia utilizzato la prosa anche altri drammaturghi romantici, come Alexandre Dumas padre in Henri III et sa cour (1829) e Alfred de Vigny in La Maréchale d’Ancre (1831). Già Stendhal aveva affermato che le tragedie dovevano essere scritte in prosa, poiché il verso alessandrino serviva spesso da cache-sottise.

Angelo fu rappresentato alla Comédie Française il 28 aprile 1834 con grande successo di pubblico e numerose repliche, mentre i giudizi della critica non furono unanimi. Vi interpretò il ruolo di Tisbe la diva della Comédie, Anne Françoise Hyppolite, detta Mademoiselle Mars, che non mancò di fare capricci, tentando di oscurare la recita della collega Marie Duval nel ruolo di Catarina. Anche se erano due dive, Hugo non poteva permettere questi capricci. Gli autori francesi dell’epoca avevano il diritto/dovere di curare la messinscena delle loro opere, come i registi moderni, scegliendone gli interpreti. Anche tutti gli elementi scenici relativi all’allestimento, luci costumi scene, dovevano essere approvati dall’autore, come gli era riconosciuto dal Traité de la législation des théâtres. Per Angelo15 Performance Ace amp;adidas nero giallo amp; Fxg 4 QdhrxtsC Hugo, che era anche buon pittore e disegnatore, realizzò alcuni schizzi scenografici. “I drammaturghi-allestitori francesi d’epoca romantica o, quanto meno, i più importanti, possiedono già tutte le caratteristiche fondanti la regia”, scrive Elena Randi nell’introduzione storico-critica a Angelo tyran de Padoue, edizione complanare e fonti della prima rappresentazione (edizione Le Lettere, 2002). Le prove durarono un mese e mezzo e Hugo minacciò di ritirare il suo dramma se M.lle Mars non avesse obbedito alle sue richieste. Già in Hernani l’attrice gli aveva richiesto dei cambiamenti, cui egli acconsentì o meno a seconda che ne fosse o no convinto. La Randi afferma anche che molti drammaturghi francesi consideravano la messinscena il vero “prodotto” del loro lavoro, la tappa principale della creazione, mentre la pubblicazione della pièce era un’opera incompleta, una creazione dimidiata. L’allestimento di Angelo, secondo l’idea registica di Hugo, era improntato a un principio binario, che alternava la luce all’ombra, gli spazi aperti come il giardino della prima parte e le camere chiuse e asfissianti (una curiosità, riportata dalla citata Randi: l’ultima scena non era ancora pronta per la prima rappresentazione e fu utilizzata quella finale della stanza di Desdemona per l’Othello shakespeariano proposto alla Comédie nel 1829 nella traduzione di Vigny e sempre con la Mars).

Per sottolineare il grande amore e le idee relative al teatro di Hugo, si legga la sua lettera a Victor Pavie, datata 25 febbraio 1831, riportata dalla Randi nella nota 134 del testo citato: “Io non ho mai pensato di dirigere un teatro, ma ad averne uno. Non voglio essere il direttore di una compagnia, ma il proprietario di un’impresa, il padrone di un luogo ove cesellare alla perfezione l’arte, avendo tutto sotto la mia guida, direttore e attori. Voglio poter impastare e rimpastare l’argilla secondo la mia volontà, fondere e rifondere la cera, e per fare ciò occorre che cera ed argilla mi appartengano”.

Angelo tyran de Padoue, il cui titolo doveva essere all’inizio Padoue en 1549, (2) è diviso in tre giornate, intitolate La clef, Le crucifix, Le blanc pour le noir (la terza, il cui titolo oppone la cupa e violenta oppressione al luminoso amore dei due giovani, è composta da tre mutazioni sceniche). Ė il dramma di due donne, una che vive nella società (la nobile Catarina) ed una che ne vive al di fuori (Tisbe, l’attrice), ma ambedue sono vittime dell’uomo e della società stessa. La donna è oppressa dall’uomo che è il più forte e dall’ordine sociale che è assurdo, scrive Hugo nella prefazione al dramma. Catarina ha dovuto accettare un matrimonio per ragioni politiche con un uomo che non l’ama, geloso più del proprio nome che di lei e che tuttavia vorrebbe conquistare Tisbe. Costei appartiene alla classe popolare e ha dovuto anche accettare ricchi amanti per sopravvivere e raggiungere una posizione autonoma. Al centro del dramma c’è il crocefisso, simbolo di sofferenza: per questo crocefisso Tisbe rinuncerà al suo amore e salverà la rivale.

Per capire la trasformazione di Wzab6359 Alegria Paloma Garden Paloma Garden Alegria Winter Wzab6359 Alegria Winter MUzSVpAngelo in un libretto d’opera (mi riferisco solo alla due trasposizioni italiane: Il Giuramento di Saverio Mercadante e La Gioconda di Amilcare Ponchielli; nel 1876 fu creato a San Pietroburgo un Angelo di Cesar Cui e nel 1928 un altro Angelo di Alfred Bruneau all’Opéra Comique) ritengo utile un breve riassunto del dramma di Hugo.

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A Padova, nel 1549, Angelo Malipiero podestà della città in nome della Repubblica di Venezia, corteggia l’attrice Tisbe, innamorata di un proscritto, Rodolfo, che lei fa passare per suo fratello, ma che in realtà è un discendente di Ezzelino da Romano, la cui famiglia era un tempo signora della città. Rodolfo sembra condividere l’amore di Tisbe, ma è innamorato ricambiato di Catarina, sposa del podestà, conosciuta tempo addietro, prima del suo matrimonio con Angelo. Di Catarina è innamorato respinto anche Homodei, spia del sospettoso Consiglio dei Dieci, che per vendicarsi organizza un incontro tra Rodolfo e Catarina e ne avvisa subdolamente Tisbe. La donna lo rivela ad Angelo, il quale decide di sopprimere la moglie. Tisbe però, avendo scoperto che Catarina salvò un tempo sua madre condannata a morte dalla giustizia veneziana, la salva a sua volta, sostituendo il veleno voluto da Angelo con un narcotico, che induce nella donna un sonno somigliante alla morte (un riferimento a Romeo e Giulietta di Shakespeare?). Rodolfo la crede l’assassina della donna amata e la pugnala a morte nel momento in cui Catarina si sveglia dal suo letargo.

Il Giuramento di Saverio Mercadante su libretto di Gaetano Rossi fu accolto con successo al teatro alla Scala il 26 dicembre 1837 (e poi in tutta Italia anche col titolo Amore e MorteNike Gold Grade 51634690 V Mercurial Victory FgRagazzo nero Hyper School Punch metallic ulJc1FKT3), giusto due anni dopo la prima rappresentazione del dramma, a riprova della velocità con la quale i nostri operisti coglievano le novità delle letterature straniere, come già aveva fatto Donizetti con Lucrezia Borgia e come aveva tentato Bellini nel 1831 con Hernani, cui rinunciò consapevole degli intralci che la censura avrebbe posto allo scottante progetto. Il libretto di Rossi, diviso in tre atti, segue quasi fedelmente il dramma di Hugo, ma solo per quanto riguarda l’amore fra tenore e mezzosoprano e l’amore non ricambiato del soprano (una ricca e avvenente dama e non più un’attrice di estrazione popolana) per il tenore. Naturalmente c’è anche il baritono, marito geloso che si crede tradito, più un secondo tenore comprimario respinto dal mezzosoprano, il quale si vendica rivelando al marito un adulterio non consumato. Nel finale il soprano salva il mezzosoprano col narcotico, ma non rivela il suo gesto al tenore, lasciandosi da lui trafiggere. Mentre il mezzosoprano esce dall’alcova, il tenore esclama “Da chi salvata?”, cui Elaisa risponde “Da me, per te”, come Tisbe nel dramma: “Par moi, pour toi”. In Hugo però su queste parole cala il sipario, mentre in Mercadante il soprano ha tutto il tempo per cantare la cabaletta finale prima di cadere in braccio al tenore spirando.

Nel libretto di Rossi (preceduto da un Argomento ove l’autore scrive: “I cangiamenti di località, di nomi, di qualche carattere e situazione si rendevano necessari”) non c’è il contrasto fra nobildonna e donna del popolo; non c’è il tema dell’oppressione della Repubblica veneta di cui ha timore persino il podestà, diventato un conte geloso e orgoglioso ma anche eroico difensore della sua città, Siracusa, contro la nemica Agrigento, nel secolo XIV, all’epoca dello scontro fra Angioini e Aragonesi per il possesso della Sicilia. Già, perché il testo originale victorughiano doveva allontanarsi sia nel tempo sia nello spazio onde il nome di Hugo non avesse a turbare la censura e per non turbarla ulteriormente il crocefisso così importante per Hugo diventò una semplice “effige”, donata perché fu salvato un padre, non una madre (“una giovane figlia di capitano aragonese, che a’ lei prieghi e pianti aveva ottenuto dal padre la vita di quello di lei, che combatteva per l’angioino”, scrive Rossi nell’Argomento).

Negli anni Settanta dell’Ottocento il giovane regno d’Italia, che aveva tolto al papa il Lazio e Roma facendone la propria capitale dopo Torino e dopo Firenze, subì una grave crisi finanziaria (ma anche Vienna e soprattutto la Francia dopo la sconfitta di Sedan, l’esilio di Napoleone 3° e la nascita della terza repubblica, non stavano meglio). Il governo, fra altri provvedimenti, abolì i contributi ai teatri cui dovettero provvedere i comuni, pregiudicando così le tradizionali stagioni operistiche, che furono spesso cancellate o che ebbero un andamento saltuario (soltanto La Scala di Milano si salvò grazie alla oculata attività della potente casa editrice Ricordi). Lo strano è che i teatri, quando riuscivano a mettere in piedi una stagione, accanto al repertorio mettevano in scena opere impegnative di musicisti italiani o scelte nella produzione d’oltralpe. Si pescò nel grand opéra francese (Meyerbeer e Halévy, Gounod col suo Faust e con Roméo et Juliette), ma si poterono anche conoscere le opere del primo Wagner, dopo che se ne era parlato e scritto senza sapere di che si trattasse. Ebbe successo Lohengrin a Bologna (1871), ma cadde alla Scala due anni dopo; arrivarono Rienzi a Venezia nel 1874, TannhäuserBlu Scarpe 90 Rosa Nike Max Air Hyperfuse Ygbf6y7 e Il Vascello fantasma a Bologna nel 1872 e nel 1877; per le opere successive bisognò aspettare gli anni Ottanta).

Pubblico, ma soprattutto critici e studiosi, desideravano opere che guardassero a quanto si produceva negli altri paesi, invitando i musicisti ad uscire dagli schemi tradizionali. Si formarono quindi due schieramenti, quello tradizionale che preferiva ancora l’opera basata essenzialmente sul canto e quello innovatore. Fra coloro che desideravano l’innovazione ci fu Arrigo Boito, che improvvisò nel 1863 i famosi versi che irritarono Verdi, il quale se ne sentì direttamente colpito:

Alla salute dell’Arte Italiana! / Perché la scappi fuori un momentino / dalla cerchia del vecchio e del cretino / giovane e sana. / Forse già nacque chi sovra l’altare / rizzerà l’arte, verecondo e puro, / su quell’altare bruttato come un muro / di lupanare”.

Si era quindi in attesa di un musicista che potesse essere considerato erede di Verdi, che continuava a dominare la scena italiana, ma che dopo Don Carlo (un vero grand opéra) e dopo Aida sembrava dovesse ritirarsi.

Si fecero una fama Filippo Marchetti con Ruy Blas (1869) tratto dal dramma omonimo di Hugo, in cui un plebeo sotto le mentite spoglie di un nobile giunge alla maggiore carica politica in Spagna facendo anche innamorare di sé la regina, trasformato da pièce quasi intimista in una ricca opera ballo. Franco Faccio, prima di dedicarsi alla direzione d’orchestra, musicò I Profughi fiamminghi (1863) e un Air Vomero amp;nike 10 multicolore amp; Zoom shdxtCQrAmleto su libretto di Arrigo Boito (1865), il quale vide cadere disastrosamente il suo lunghissimo Mefistofele (La Scala, 1865), che resuscitò molto scorciato nel 1875 a Bologna, città che stava diventando wagneriana. Nel 1873 ci fu sempre a Bologna l’incomprensibile trionfo dei Goti del ventiduenne Stefano Gobatti, un fuoco di paglia che alla sola lettura del libretto risulta di stampo vecchio e che musicalmente è giudicato rigido, goffo e pesante da Julian Budden. (3) Molti consensi ottenne Antonio Carlos Gomes (brasiliano, ma di carriera italiana) con l’esotico Guarany (1870), Fosca (1873), Salvator Rosa (1874), Maria Tudor (1879), tratta dall’omonimo dramma di Hugo (questo riferirsi allo scrittore francese, cui attingerà due volte anche Ponchielli, coincide con il ritorno dei drammi di Hugo sulle scene d’oltralpe, quando egli poté rientrare dall’esilio, verso il quale dovette incamminarsi Napoleone 3° sconfitto dalla Prussia); rientrato in Brasile vi fece rappresentare Lo Schiavo nel 1889.

Il musicista di questo periodo più apprezzato dalla critica e dal pubblico, pur con qualche riserva, fu Amilcare Ponchielli, il quale dopo il primo successo dei suoi Promessi Sposi nel 1856 nella natia Cremona, trascorse circa sedici anni in provincia facendo il direttore di banda e il maestro di musica. Nel 1872 riportò alla luce l’opera manzoniana, al cui povero libretto anonimo pose mano Emilio Praga, senza riuscire a dargli dignità (è migliore il libretto che Antonio Ghislanzoni scrisse per I Promessi SposiAdizero bianche F50 Solar Rosse nero Scarpe It4423 Fg Uomo Adidas sQdtChr di Enrico Petrella, apparsi alla Scala di Milano il 2 febbraio 1869); l’opera parzialmente rifatta ebbe un caloroso successo al teatro Dal Verme di Milano. L’editore Ricordi prese il musicista nella sua scuderia e gli affidò una nuova opera, I Lituani su libretto di Ghislanzoni, che andarono in scena alla Scala nel 1874, e poi l’anno successivo sempre alla Scala rimaneggiati e apprezzati dalla critica per la spontanea vena melodica, per la sapiente orchestrazione e per le novità armoniche. Criticate furono la monotonia e la lunghezza del libretto. Un idillio montanaro, Lina, rifacimento dell’opera La Savoiarda del 1861, che ricorda la trama della Linda di Chamonix di Donizetti privata della comicità del basso buffo, fu composto a ridosso della Gioconda, il maggior successo di pubblico ottenuto da Ponchielli (1876, teatro La Scala). Seguirono il biblico Figliol Prodigo (1880) e la victorughiana Marion Delorme95 Max Nike Air Online Grigio Scarpe Uomo Verde Economici 360 1FJc3ulTK, poco apprezzata nel 1885 alla Scala e applaudita dopo rifacimenti nel libretto e nella musica (anche su suggerimento di Verdi) a Brescia nel 1885. Con quest’opera il musicista si avvicinò a una drammaturgia intimista, ma egli morì poco dopo nel 1886 amareggiato dal fatto che Marion Delorme, nella quale non seppe amalgamare comicità e dramma, non fosse stata ripresa da altri teatri.

Il libretto della Gioconda (4) (imposto da Ricordi ma accettato all’inizio da un restio Ponchielli), tratto dal dramma di Hugo Angelo tyran de Padoue, fu scritto da un Arrigo Boito un po’ svogliato, cui il musicista richiese varie modifiche. Il poeta spesso non gli rispose e non gli diede nemmeno retta quando il musicista si recò a Bologna ove egli era impegnatissimo, preso dalle prove per la resurrezione del suo Mefistofele. Ponchielli sentiva che il linguaggio di Boito, ricercato ma talvolta confuso e poco scorrevole, con versi e forme difficili, non rispondeva alle sue idee musicali. Il libretto mantenne il nocciolo del dramma, focalizzandolo sulla storia di una donna che sacrifica il proprio amore per l’amore filiale, onde salvare la rivale che aveva sottratto sua madre da morte sicura. Subì nella trasposizione numerose manomissioni, che causarono anche incongruenze drammaturgiche e narrative. Innanzi tutto la vicenda fu trasferita dalla cupa e impaurita Padova del secolo XVI a un’affollata Venezia secentesca nella quale, tra feste popolari e fasto nobiliare si vede un vascello che invece di spiegare le vele al vento viene incendiato, per concludersi in desolazione nella misera abitazione di una cantatrice. Venezia, che non appare nel dramma victorhughiano, ma il cui potere oppressivo viene nominato in continuazione, era una città amata dai romantici, che ne cantarono una brillante civiltà tendente alla dissoluzione e un potere detenuto da un’aristocrazia che sospettosissima opprimeva il popolo. Ne fecero scena dei loro drammi poeti stranieri come Byron, le cui tragedie attirarono i musicisti: Donizetti con Marin Faliero, Verdi con I Due Foscari, senza dimenticare il prologo di Lucrezia Borgia e Il Bravo di Mercadante tratto da La Vénitienne di Auguste Anicet-Bourgeois, trasformazione drammatica del romanzo di James Fenimore Cooper, anch’esso intitolato Il Bravo, e l’atto veneziano dei Contes d’Hoffmann offenbachiani.

Il titolare del dramma di Hugo, Angelo il tiranno podestà di Padova, perde il suo ruolo (nominale) di protagonista, che viene assegnato alla Gioconda, cantatrice errante concupita da Barnaba, già Tisbe attrice e amica del podestà. Viene eliminato nel libretto l’aspetto politico, sociale e morale di un dramma attuale e moderno per l’epoca, come scompaiono le considerazioni sulla donna oppressa dall’uomo e dalla società, sia la fanciulla nobile sposata controvoglia per motivi politici od economici, sia la popolana che deve anche prostituire il proprio corpo per raggiungere uno stato sociale che la sottragga all’indigenza. Così la grande scena fra Tisbe e Catarina si trasforma in una scena fra due donne gelose, innamorate dello stesso uomo, che si affrontano con impeto. Giova qui ricordare il duetto fra Amneris e Aida e il futuro e furente scontro fra Adriana e la principessa di Bouillon nell’opera di Cilea, mentre nel Giuramento di Mercadante la scena fra le due donne era diventata un duetto “sororale” di reciproca compassione, discendente senza dubbio dal duetto fra Norma e Adalgisa. (5)Air Max Oroscarpe Uomini Tn Corsa1434 Scarpe Gray Da RAqc453jL

Il racconto di Tisbe, relativo alla madre salvata dal supplizio grazie all’intervento di una nobile fanciulla, viene sceneggiato da Boito nel primo atto del libretto, quando si vede la cieca madre di Gioconda (ambedue donne popolane senza nome) offrire un rosario alla sua salvatrice (un crocefisso in Hugo, ma nel 1876 non c’era più in Italia la censura a vietare sulle scene oggetti di alto significato religioso).

I cambiamenti di Boito non riguardano solo la deideologizzazione della trama, ma anche il carattere dei personaggi.

Gioconda, innamoratissima di Enzo come lo era Catarina di Rodolfo, è una povera cantatrice, che non ha fatto uso del proprio corpo per un’ascesa sociale. Il suo attaccamento alla madre può essere un segnale di un rapporto biologico, poiché ormai è venuta a mancare la presenza del padre protettore dell’onore della figlia, come lo erano i padri verdiani (il codice morale è sostituito da un codice naturalistico).

Laura è una donna innamorata e mal maritata, che perde lo scatto di orgoglio di Catarina, la quale non solo grida al marito che “tutto è permesso agli uomini”, ma rivendica anche il suo amore per Rodolfo, incontrato prima di doversi piegare ad un matrimonio imposto. Laura invece di fronte al marito non fa che piangere per dover morire ancora così giovane.

La Cieca madre di Gioconda, che dà inizio alle figure materne che popoleranno le opere veriste, è un personaggio inventato da Boito, cui il musicista assegna un’accattivante melodia sulle parole “A te questo rosario”, che non solo apparirà come reminiscenza in vari momenti dell’opera, ma che viene utilizzata nel preludio contrapposta al tema sinistro di Barnaba: la fede contro il male. Si può far riferimento al preludio di Aida, in cui vengono contrapposti il tema del dolore della schiava e quello implacabile dei sacerdoti, ma anche a quello del Faust di Gounod, in quegli anni opera molto popolare nei nostri teatri, nel quale si odono due temi, quello dell’innocenza di Margherita (derivato dall’aria di suo fratello Valentin “Ȏ sainte médaille”) preceduto da un solenne Adagio molto di religiosa ascendenza bachiana.

Il podestà Angelo perde il suo ufficio a Padova e diventa a Venezia un rappresentante del Consiglio dei Dieci, ma perde soprattutto ciò che in Hugo gli dava una fisionomia, cioè la paura che gli incute il governo del leone, che ha disseminato spie dovunque e che può all’improvviso, per ragioni anche ignote, togliere l’incarico od anche la vita. Ad Alvise Badoero rimane la superbia nobiliare e la gelosia nei riguardi della moglie, dovuta più al desiderio di non far arrossire le “ombre di [sua] prosapia” che a vero amore. Ponchielli avrebbe voluto che Boito, il quale però non ne appoggiò il desiderio, corredasse la sua aria di uno squarcio di rimpianto per l’amore di un tempo verso la moglie, rendendo il personaggio meno monolitico e più umano, come fece Verdi nel Ballo in mascheraNeo Affordable Adidas Vendita Ricerca Migliore eWD2IH9YE, quando Renato rimpiange “le dolcezze perdute”.

Il tenore Enzo mantiene gli slanci amorosi del Rodolfo di Hugo, cui vanno aggiunti momenti tenorilmente eroici, come quando nel primo atto tenta coi suoi marinai di salvare la Cieca o come nel finale del secondo quando li spinge ad incendiare il loro vascello. Boito gli risparmia l’odioso assassinio di Gioconda che ha salvato Laura, facendolo partire beato (o cinicamente indifferente) con l’amata senza preoccuparsi del suo futuro. A lui però Ponchielli riserva l’aria forse più famosa dell’opera, quel “Cielo e mar” che in due strofe (quasi) uguali musicalmente ma con testo diverso esala i suoi amorosi sospiri, giacendosi boitianamente nell’ombra “con l’anelito del cor”. Il brano è drammaturgicamente inutile, ma Enzo è pur sempre “il tenore” e da lui il pubblico aspetta quest’aria dalla melodia innovativa nel suo andamento e resa accattivante dalle dolci acciaccature.

La spia Homodei (quanta ironia nei nomi: Homodei è l’uomo di Dio, Angelo è il tiranno!) acquista maggior rilievo nel libretto di quanto ne avesse nel dramma, ove muore all’inizio della terza giornata non prima di aver inviato una lettera delatrice allo sposo di Catarina dalla quale è stato respinto. Trasformato in Barnaba, spia del Consiglio dei Dieci e innamorato non della nobildonna ma della cantatrice, per tutta l’opera si agita per soddisfare la propria libidine senza riuscirci. Il musicista, a parte una barcarola nel secondo atto, gli affida un canto declamato, mai melodico, che raggiunge il suo “clou” nel finale del primo atto, che potrebbe assomigliare al “Credo” del verdiano Jago. Mentre esprime la sua filosofia nichilista (o scapigliata) sulla vita e sulla morte, Barnaba si rivolge alla bocca del leone in cui vanno inserite le “denunzie”, che fanno terribile il sospettoso governo veneziano, sopra il quale però domina “un re, la spia”. Quando Barnaba raggiunge Gioconda nell’ultimo atto onde riscuotere il suo credito per aver salvato Enzo dalla prigione, avrà come premio il cadavere di lei suicida e non potrà che allontanarsi con un grido soffocato verso le calli buie di Venezia, forse alla ricerca di altre oscure trame da denunciare. Il cattivo non punito fugge come Jago nell’Otello verdiano. Non c’è più spazio per la compassione e il riscatto e Dio è morto nei libretti, afferma Baldacci. (6)

Come per ogni sua opera, sempre insicuro e insoddisfatto, Ponchielli sottopose anche La Gioconda a una revisione quando fu rappresentata a Venezia il 18 ottobre 1876, poi a Roma il 24 gennaio dell’anno successivo, quindi a Genova il 28 novembre 1879, stesura definitiva che sarà presentata alla Scala il 12 febbraio 1880, da dove prese il via il suo vero successo nazionale e poi internazionale. (7)360 95 Grigio Gialloscarpe Da Donne Air Scarpe Max Corsa1671 dCBoxreW

I cambiamenti più significativi riguardarono il finale del primo atto, quando, al posto del corale gioco della cuccagna dopo il monologo di Barnaba “O monumento!”, Gioconda, scoprendo che Enzo ha un appuntamento con un’altra donna, canta una lunga e triste frase sul funesto dono del cuore e sul proprio destino, mentre un frate invita alla preghiera serale e il coro la intona con religiosa concentrazione, finché la musica si spegne in pianissimo sulle note acute dei violini che riprendono il tema della melodia testé cantata dalla fanciulla. Il secondo atto nella revisione definitiva termina con un agitato duetto fra Enzo e Gioconda mentre brucia incendiato il brigantino in un quadro scenico da grand opéra. L’atto che subì maggiori cambiamenti è il terzo, che venne diviso in due scene. Nella prima si ha la nuova aria del basso (“Là turbini e farnetichi la gaia baraonda”) al posto di un’altra in cui Boito aveva profuso il suo vocabolario fatto di “orrido sepolcro”, di “solitario avel”, di “mistico imene in paradiso”, di “agonia crudel”, di “estatico spirto del tuo fedel”, con una conclusione che il librettista non volle perdere e che riciclò nell’Otello verdiano: “La morte è il nulla, / è vecchia fola il ciel”. (8) La seconda scena è ambientata in una sontuosa sala del palazzo di Alvise, ove le ore danzeranno il richiesto balletto che già alla prima aveva riscosso grande successo (come dimenticare la stupenda scena del film Fantasia di Disney, nella quale un coccodrillo esegue un ironico passo a due con una “ippopotoma” vestita con un lieve tutù?). Lo si può ritenere superfluo, ma dopo la concitata scena fra Laura e Gioconda che convince la rivale a suggere il narcotico, accompagnata da una lieta barcarola interna, il balletto, oltre a rispondere alle esigenze dell’opera ballo allora in voga, riposa il pubblico in attesa del drammatico e “gotico” finale. Si ricordi anche che la danza delle ore è l’unico balletto operistico eseguito regolarmente come le danze dell’Aida (eliminate in una grigia edizione proposta nel 2015 alla Scala con la regia di Peter Stein, come vengono quasi sempre eliminati i balletti dei Vespri Siciliani e del Don Carlo verdiani e quelli dei grands opéras meyerbeeriani). Dopo la danza delle ore la prima edizione presentava la visione del catafalco su cui giace Laura, seguita dal concertato nei due canonici tempi (adagio e stretta). Il finale rielaborato presenta il concertato in un tempo solo all’annuncio della morte di Laura da parte di Alvise, con disperazione di Enzo la cui frase sulle parole “Già ti veggo immota e smorta / tutta avvolta in bianco vel. Tu sei morta ….” domina con drammaticità il concertato stesso. Segue lo svelamento del catafalco fra l’orrore dei presenti, sottolineato dalla piena orchestra che ripete la melodia di Enzo, con un procedimento che sarà ripreso dalle opere “veriste”, come nel finale del terzo atto di Manon Lescaut, come nel finale di Cavalleria Rusticana, dei Pagliacci, di Andrea Chénier, ed anche di Bohème, ove però il tema musicale si spegne a poco a poco come si è appena spenta la vita di Mimì. L’atto che non subì cambiamenti fu il quarto, l’atto che raccolse fin dalla prima scaligera il massimo del consenso da parte del pubblico e della critica, l’atto ove si compie il destino di Gioconda, dal livido preludio al drammatico “Suicidio”, (9) dai recitativi e declamati sottolineati con forza coinvolgente dall’orchestra al melodico terzetto col quale Enzo e Laura danno addio a Gioconda , fino al canto fiorito, folle, disperato della fanciulla prima di immergersi il pugnale nel petto, gesto di un’anima schiantata che non è un gesto vincitore e romantico sulle avversità, ma un gesto di totale sconfitta. (10)

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NOTE

1 – Le traduzioni dal francese sono dello scrivente.

2 – Con questo titolo Hugo sottolineava la sua intenzione di rappresentare non soltanto due donne e tre uomini, ma un secolo, un clima, una civiltà, tutto un popolo.

3 – Riportato (pag. 284) nel capitolo relativo al periodo tra Aida e Otello, 3° volume della sua voluminosa biografia dedicata a Giuseppe Verdi, del quale cita anche il giudizio negativo: Gobatti “scrive in una lingua che assolutamente non conosce” (Edizioni E.D.T., Torino, 1988).

4 – Il libretto della Gs Osneaker 3 Jordan 11 Jodan Uncrate Scarpe Black Bambini All Kids Iii Air Retro Infrarossi Uomini 23 Aq53Rj4LGioconda è giudicato da FOLCO PORTINARI “una fatale disgrazia drammaturgica […] un pretesto per la macchina teatrale , per le danze e le canzoni […] un gioco truculento che, a volte, sfiora il Gran Guignol, ma anche il comico involontario” (Pari siamo! Io la lingua, egli ha il pugnale. Storia del melodramma ottocentesco attraverso i suoi libretti, Torino EDT, 1981, pag. 215). Le perplessità del musicista sono sottolineate da ILARIA BONOMI e EDOARDO BURONI: “Ponchielli non trovò agevole mettere in musica il libretto complicato, parzialmente sperimentale, enfaticamente drammatico e sicuramente non esemplare di Boito” (La lingua dell’opera lirica, Bologna, Il Mulino, 2017, pag. 133). Le riserve di Ponchielli sul libretto, che egli giudicò “troppo difficile, e forse non confacente alla [sua] maniera di scrivere”, sono espresse in una lettera all’amico Achille Formis, impresario teatrale e compositore, riportata da STEFANIA FRANCESCHINI nel saggio “La produzione operistica di Amilcare Ponchielli e l’influenza della Scapigliatura milanese” (in AA.VV., Scapigliatura e Fin de Siècle, Roma, ISMEZ editore, senza indicazione di data, pagg. 169-207: pag. 192).

5 – Un simile duetto patetico fra due rivali appare anche nel secondo atto del verdiano Oberto Conte di San Bonifacio.

6 – “Con La Gioconda di Boito Dio era per sempre morto nella librettistica”, afferma LUIGI BALDACCI in Adidas West Novembre Yeezy Scarpe Uscite 350 950 Per 14 Boost Kanye Releasing S Il Uomini v8NOwn0mLa musica in italiano. Libretti d’opera dell’Ottocento, Milano, Rizzoli, 1997,pag. 127.

7 – Un’ampia selezione di giudizi sulle opere di Ponchielli è riportata da ANGELO POMILIO in La carriera e le opere di Ponchielli nei giudizi della critica italiana (1856-1887), alle pagine 7-83 di AA.VV., Amilcare Ponchielli. 1834-1886. Saggi e ricerche nel 150° anniversario della nascita, Cremona, Cassa Rurale ed Artigiana di Casalmorano, 1984.

8 - Pag. 39 del testo citato alla nota precedente.

9 – L’accompagnamento orchestrale di “Suicidio” sarà ricordato da Puccini (allievo di Ponchielli, insieme con Mascagni, presso il conservatorio di Milano), nell’implorazione di Renato des Grieux (finale del terzo atto di Manon Lescaut, “No, pazzo son”).

10 – Per F. Portinari Gioconda è una “masochista rinunciataria” e rappresenta un ruolo femminile nuovo e archetipico “che si ritroverà poco oltre nelle eroine di Catalani e dell’opera verista” (op. cit.Scarpe Wrestling David Edition Tsey6873 4 Combat Speed Limited Taylor kiwXOZTuP, pag. 215).

Alla non vasta bibliografia sul musicista cremonese si è aggiunto L’univers dramatique d’Amilcare Ponchielli di WALTER ZIDARIČ (Parigi, L’Harmattan, 2010), in cu l’autore, oltre a tracciare un profilo della sua vita artistica, ne analizza le opere principali: I Promessi Sposi, I Lituani, La Gioconda, Marion Delorme.

Il presente saggio apparirà, in forma più ampia, sul programma di sala pubblicato dal teatro Romolo Valli di Reggio Emilia in occasione della rappresentazione della Gioconda, che avrà luogo venerdì 6 aprile p. v.

 

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